La risposta era spesso e sovente si. Per molti anni, nella mia infanzia mi ero già imbattuta in immagini come quelle qui in gallery. Ogni volta che mi capitava di vedere dei vecchi poster pubblicitari, e non solo necessariamente di prodotti, ma anche di località turistiche, sciistiche, o di manifestazioni sportive ed eventi d’annata, non potevo esimermi dalla domanda. « Ma questi li hanno prodotti le nostre macchine? » La parola ‘nostre’, mi dava una sensazione di grandezza. Ed in realtà, quelle macchine, parecchio ingombranti, e di cui avevo solo sempre sentito parlare, le avrei scoperte molti anni dopo. Nonno Giovanni Battista, papà di mia madre, leva 1908, se n’era andato troppo presto per poterci raccontare la sua vita di imprenditore. Uno di quegli uomini che hanno dato un ricco contributo alla nostra provincia, dalla guerra fino al ‘58, fondando ben più di un’azienda e anche in ambiti completamente diversi. Una esiste ancora, rilevata da altri imprenditori in momenti di crisi economica della storia recente; è ancora un fiore all’occhiello in europa nella produzione di falci e falciole, e attrezzi manuali per l’agricoltura. Oggi ridimensionato, ma questo laminatoio, arrivò a dare lavoro a quasi 350 persone, in Valle Maira e zone del Cuneese.
E poi l’Istituto Grafico Bertello, che con il nome della nostra famiglia non c’entrava niente, ma che per decenni ha stampato offset e rilegato libri di ogni tipo, anche preziose edizioni per la Santa Sede, cataloghi, locandine, riviste (ricordo di aver sentito nominare verso gli ultimi anni anche il famoso TV Sorrisi e Canzoni) e per moltissimo tempo, come depositaria del timbro SIAE, sfornava ogni singolo blocchetto sulla faccia della terra di biglietti di ingresso a cinema, locali da ballo e i fantomatici biglietti del calcio italiano e internazionale. Era nata in realtà in parallelo, a Borgo San Dalmazzo, anche la sezione ‘Brevetti’ che dai primi anni del novecento ha progettato e realizzato sistemi di archiviazione e magazzini automatici per mezzo mondo, ma questo è un’altro capitolo della storia; quella che, nel bene e nel male, ci ha visti protagonisti più da vicino, fino agli inizi degli anni 2000, visto che era l’azienda in cui lavorò papà.


File: [11mar1973bigl.jpg] | Tue, 03 Dec 2019 15:31:22 GMT LazioWiki: progetto enciclopedico sulla S.S. Lazio http://www.laziowiki.org 



Quindi , ora sarà tutto un po’ più chiaro perché in fondo, anche se non avevo scelto in età adulta di lavorare nelle aziende di casa, quella storia lì mi era rimasta un po’ addosso…e la ritrovai riavvolta in memoria e davanti ai miei occhi, la prima volta che dovetti entrare in una tipografia, per la stampa dei famosi cataloghi…
In realtà, da bambina non ci ero mai entrata, non mi ci avevano mai portata. Non era posto per bambine, quello. Vedevo più facilmente il prodotto finito a casa, nella quantità di libri di ogni genere e tipo, che arrivavano in regalo dallo zio e dalla nonna, ad ogni occasione comandata.
Quella nonna che sposò a soli 17 anni quel 32enne intraprendente a cui dobbiamo tutti, in famiglia, una bella dose di gratitudine per averci permesso di avere anche noi, come pure i nostri genitori prima, un’infanzia decisamente fortunata.
Una donna di rara eleganza, che troppo presto si era dovuta ritrovare, sola, seppur con molti consiglieri, alla testa delle aziende, con due figlie femmine ed un maschio poco più che adolscenti da crescere e da mandare in collegio per imparare chi le lingue e chi di conto. Le ragazze, avrebbero poi messo su famiglia e a quel maschio, non sarebbe rimasto altro che prendere in mano le cose a fianco della madre, a cui restarono poteri decisionali fino a quando l’età glielo avrebbe consentito. E così nonna Luigina, mi piace pensare, ha cresciuto con la sua severa eleganza, quasi due generazioni di rampolli. Lei e quelle macchine…



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