
https://it.wikipedia.org/wiki/Carosello
Ma torniamo al momento dell’auto dei sogni…
La mia prima adorata Golf bianca. Sognata fin da ragazzina nella versione cabriolet, vista in qualche spot pubblicitario ovviamente, dovetti orientarmi su qualcosa di più adatto al nostro clima montano e optai per una versione tre porte Turbo diesel 1.9. di tutto rispetto. La sola idea che un’auto del genere potesse dare del gas…mi faceva tamburellare il piede a terra, perché non c’era tempo da perdere!! Nel limite del consentito bisognava andare, e possibilmente mai in ritardo ad un appuntamento, ma senza rischiare troppo….impavida!!!
Avrei passato i miei seguenti 15 anni quasi prettamente in auto. Bizzarro che oggi, le giovani generazioni se non se la ritrovano nuova fiammante a 20 anni…sacrilegio!! Ma io le ossa come guidatrice me le ero fatte sulla macchina di mamma nel traffico di Torino nel periodo universitario, come tutti noi fratelli d’altro canto, prima di raggiungere il dovuto tempo per una macchina propria. Sembra strano?! Beh, bisognava meritarlo. Ed un lavoro finalmente serio era assolutamente l’occasione opportuna. Come sempre per le donne c’era da sgomitare un po’ di più, e ahimè a guardarsi intorno non sembra che le cose siano cambiate poi così tanto nemmeno adesso, anche se ce la stiamo mettendo tutta in tantissimi ambiti.
Nel mondo del lavoro funzionava proprio cosi, non era tutto scontato. Manco per niente!! Dio solo sa quanto mazzo bisognava farsi, da donna, per sgomitare in un mondo lavorativo fatto prettamente da galletti in gessato, per di più imprenditori, ma anche di proprietari di aziende con le mani sporche di grasso, senza cadere nella trappola delle lusinghe e degli apprezzamenti fuori luogo. Eh si, era con quelli che mi sarei interfacciata nella mia, seppure piccola, carrierina. Quanti ne ho messi a posto, con sguardo da presa per il culo (sdoganiamo sto culo…che siamo a milioni!! cit. Spora #milionidiculi) e con intelligenza!! Di questo si, vado molto fiera. Soprattutto dell’educazione ricevuta, ma anche della capacità evidentemente innata di tener testa!! Leone…non a caso. Anche perché a posteriori, guardandomi indietro posso davvero dire di aver sempre ottenuto il rispetto e il riconoscimento di moltissimi.
Tutto questo ovviamente, previa apertura della famosa e tanto temuta partita Iva, che mi avrebbe accompagnata, tra gioie e dolori fino al 2010. Avrei avuto in cambio la libertà di gestire in autonomia il mio ruolo di monomandatario e quindi il mio tempo. La cosa piu importante…almeno così credevo.
Si viaggiava, in lungo e in largo, per una bella fetta d’Italia… senza navigatore ovviamente, per portare a casa non solo certamente la pagnotta, ma le aziende, i brand, i nomi altisonanti dell’imprenditoria, oltre a quella locale se era possibile, che avrebbero riempito quegli spazi espositivi, come i giusti tasselli di un puzzle…formato gigante. E negli ultimi anni lo era diventato davvero, oltre 60.000mq di spazi da riempire. E che ci vuole, dirà qualcuno?! Beh, rispondo: provaci!! Organizzazione mentale, tanta pazienza e capacità di vendere… anche quello che non c’è. Era tutto sulla carta, per chi non ne sapeva assolutamente niente di una fiera di commerciale del nord ovest d’Italia. E tutto questo in tempi stretti. In autunno si pianificava, si disegnavano gli spazi su carta, planimaetrie, annessi e connessi, si identificavano i temi da sviluppare e con l’inizio dell’anno successivo si partiva a contattare le aziende, che per la maggior parte fortunatamente erano già a portafoglio, ma non bastavano mai. E allora ti attaccavi al telefono, ore ed ore, a contattarne di nuove, cercando di fissare il famoso appuntamento in cui poi te le saresti giocata tutta.
Il mestiere di vendere, lo si impara sul campo certo, ma devi averlo un po’ nell’anima, per poter convincere un’altra azienda a fidarsi della tua.
Soprattutto quando gli stai offrendo, a caro prezzo, un quadratino di spazio moquettato, in cui avrebbe dovuto metterci la faccia su un territorio che magari non era il suo, e da cui avrebbe dovuto ottenere del business in risposta. All’incirca sei/otto mesi di lavoro frenetico, per arrivare ad agosto pronti per lo show. Già…agosto, il mese delle vacanze. Quelle degli altri. Perché lo spettacolo andava in scena appunto, nell’ultima settimana del mese più caldo del’anno. Ed era davvero bollente, con corse al fotofinish anche per riempire l’ultimo anfratto disponibile. Se fosse davvero stato solo questo, le vendite avrebbero potuto essere già belle che terminate da tempo, ma quando non lavori in multinazionali degli eventi, dove si è in mille, ma in un numero che sta sotto a quello delle dita di una mano, le tue mansioni spesso esulano da quelle d’origine. E dunque arrivava anche il tempo di sfoderare un po’ di quel sapere, che era costato una fortuna ai paganti (sempre loro!!), e che veniva in aiuto come manna dal cielo, per tradurre tutto quel lavoro dei mesi precedenti, su cataloghi colorati pieni zeppi di pubblicità ed elenchi espositori. Certo esistevano le agenzie, ma questa era una parte di lavoro, che ho sempre avuto il gran piacere di gestire, perché dopo tutto, chi meglio delle persone che conoscevano a memoria le aziende, la loro merceologia, il loro posizionamento in pianta, avrebbero potuto sbrigare senza tanta difficoltà il loro inserimento su carta? E quindi via all’impaginazione, alla lettura e rilettura di bozze per poi passare la palla all’agenzia, che ci rimetteva le mani per gli ultimi tocchi prima di andare in stampa. Già la stampa…che affascinante mondo anche quello. Un altro tassello della mia vita, di cui vi parlerò, e che ha fatto parte di me fin dalla nascita, grazie al prezioso lavoro di un uomo, capitano di industria diremmo oggi, da cui ho ereditato il nome al femminile ma che ahimè, non ho mai avuto la fortuna di conoscere, nonno Giovanni Battista.
Vous devez être connecté pour poster un commentaire.